Corretta alimentazione, vitamina P chimica del piacere

Corretta alimentazione, vitamina P chimica del piacere 

Puoi leggere la prima parte dell’articolo qui!

Nella seconda parte dell’esperimento le donne thailandesi sono state suddivise in due gruppi.

Un gruppo ha ricevuto il tradizionale piatto thailandese: riso, verdure, cocco, salsa di pesce e salsa piccante. All’altro gruppo è stato servito lo stesso piatto, ma frullato. Lo stesso è stato fatto anche con i due gruppi delle donne svedesi.

Corretta alimentazione, vitamina P chimica del piacere 

I risultati sono stati incredibili: con lo stesso piatto e la stessa quantità di cibo mangiato, le persone che lo hanno ricevuto frullato, hanno assorbito la metà del ferro rispetto quelle che hanno mangiato il cibo nel suo stato naturale, cioè rispetto a quelle che hanno provato il piacere di mangiare, il piacere delle consistenze, il piacere di avere diversi sapori separati nel piatto.

Questi risultati provano che il modo in cui il tuo corpo assorbe i nutrienti dal cibo non dipende solo dalla qualità e dalla quantità di cosa stai mangiando, ma della sinergia di tutti i fattori, biochimici ed emozionali.

La vitamina P, il piacere, è uno di più importanti!

La conclusione sembra evidente, ma non è così. Solo i cibi che contengono il fattore “piacere” sono ottimizzati dal punto di vista metabolico, nel nostro corpo.

Se sei una persona che mangia solo alcune cose solo perché fanno bene anche se non ti entusiasmano, se pensi di poter restare a vita in una dieta estremamente restrittiva, se credi possibile nutrirti di barrette super-proteiche con un gusto specifico, o se hai semplicemente escluso il piacere dal tuo mangiare perché non hai il tempo per cucinare, sii consapevole del fatto che così stai compromettendo tutto il tuo nutrimento.

Stai escludendo una componente importantissima per il tuo metabolismo.

La chimica del piacere

La sostanza “responsabile” del piacere si chiama colecistochinina. Questa sostanza viene prodotta dal corpo in risposta alle proteine o al grasso del cibo e svolge funzioni trasversali. Da una parte aiuta direttamente la digestione, stimolando tutto l’apparato digerente. Dall’altra, quando viene rilasciata, il cervello riceve il segnale di sazietà. Inoltre la colecistochinina stimola la corteccia cerebrale per produrre il senso di piacere.
Questa spiegazione evidenzia come il senso del piacere, dopo un buon piatto, è incorporato nei processi metabolici del nostro corpo. Molte persone considerano il piacere come un fatto psicologico, per nulla collegato al processo digestivo.
In assenza di piacere, non arriva il senso di sazietà e il corpo rilascia sostanze che continuano a stimolare l’appetito, portandoci a mangiare ancora. Il livello di queste sostanze cresce drasticamente dopo periodi di dieta restrittiva.
Questo fatto ci insegna che non possiamo, proprio per motivi biologici, rinunciare alla componente del piacere!

Corretta alimentazione, vitamina P chimica del piacere 

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