Cibo e equità sociale (prima parte)

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Nonostante una storia personale ed una situazione economica e sociale diversa per ognuno di noi, nel profondo del cuore crediamo nell’equità sociale, almeno quella basilare. Siamo di certo d’accordo sul fatto che tutti abbiano pari opportunità, almeno nelle questioni di base, come l’accesso al cibo di qualità, almeno nelle zone sviluppate come Europa e Nord America. Ma in realtà non c’è equità nemmeno in questo. Molti gruppi di persone – soprattutto a basso reddito – non hanno accesso al cibo di qualità, con valori nutrizionali accettabili. C’è in corso una vera e propria discriminazione delle classi più povere.

Molti di noi non riescono a credere che questo accada ai nostri giorni con i supermercati fornitissimi, i ristoranti di qualità e i mercati dei coltivatori diretti. Ma sono accessibili a tutti? Ci sono alcune zone in cui le persone vivono in una specie di “deserto alimentare”, non avendo accesso a prodotti freschi, costretti a comprare cibi industriali di scarsa qualità o a mangiare nei fast-food.

Ma anche se queste persone hanno accesso ai supermercati della grande distribuzione, non si possono permettere i prodotti freschi, limitandosi alla pasta, alla passata di pomodoro ed ai prodotti conservati di basso valore nutrizionale. E’ una discriminazione nascosta che dura da anni, con le ovvie conseguenze sulla salute delle persone discriminate. Solo negli Stati Uniti ci sono 48 milioni di persone che non hanno accesso al cibo in modo adeguato per la salvaguardia della salute. Non parliamo di vera fame, ma di problemi meno evidenti – pur se non meno gravi – che distruggono la salute dei gruppi sociali economicamente più deboli.

Nei sobborghi delle città ci sono persone che per anni mangiano cibi processati disponibili nel discount di quartiere. Il cibo costa poco e le quantità sono sufficienti, ma la qualità del cibo non permette di avere una vita sana e attiva.

Non ci stanchiamo di ripetere che noi siamo quello che mangiamo. Se una persona mangia prevalentemente cibo industriale di scarsa qualità, gli mancheranno le energie. Sarà intrappolato in quello stile di vita, senza poter nemmeno sognare di cambiare il livello alimentare, perché le funzioni biochimiche del suo organismo saranno alterate.

Il consumo consistente di cibi processati contenenti alte quantità di sodio, grassi e zuccheri causa problemi al funzionamento del sistema nervoso, stati di ansia e depressione, obesità e rischio elevato di numerose malattie. Tutto questo – in combinazione con uno stile di vita che prevede poca attività fisica – non garantisce di certo un futuro sano.

Si può cambiare la vita di queste persone, cambiando la qualità del loro cibo? Sicuramente. Noi non possiamo lavorare, crescere e prosperare senza il giusto nutrimento. La strada da percorrere è lunga, considerando che circa il 15% della popolazione dei paesi sviluppati soffre di varie forme di malnutrizione. Dobbiamo ricordarci che l’equità alimentare non finisce solo con lo sconfiggere la fame, ma anche con garantire a tutti l’accesso al cibo di qualità.

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